Viaggiatori Notturni

Sdraiato sul letto, guardo fuori dalla finestra e vedo il treno passare, sfrecciare via veloce come un demone dagli occhi infuocato non lasciando il tempo, nemmeno volendo, per un saluto.
E penso al contrasto del buio fuori e della luce dentro le carrozze che dio solo sa quanti anni di servizio hanno alle spalle e quanti viaggiatori hanno portato; Chi sa quante storie belle ma anche brutte, penso tristemente al destino dei “luoghi pubblici”, osservatori neutrali che non sanno mai cosa diventeranno, cosi malleabili da subire l’influssi di ogni singola persona e ogni singolo evento.

Storie interessanti invece quelle dei viaggiatori, ho sempre pensato che il viaggiatore notturno sia il tipo di viaggiatore più interessante, forse perché più rari, più particolari, forse perché hanno quell’intima stanchezza che oltre ad attanagliare il fisico stringe l’animo. Ma c’è anche chi viaggia fresco certo, chi parte di notte per raggiungere un posto di lavoro, chi dei parenti, chi il proprio amore o forse, di ritorno da esso. Ogni viaggiatore notturno condivide le stesse benedizioni e le stesse maledizioni, condannati a vivere l’epilogo e il principio di un giorno.

Certo chi sa chi c’era su quel treno, magari c’era anche una donna con la quale avrei condiviso volentieri il tenebroso fiume che è la notte, un letto galleggiante che si lascia andare perché diciamocelo: ogni tanto lasciarsi andare con la corrente non fa male.
Oppure era vuoto, anche cosi l’immagine mantiene la sua poetica: Un treno dall’anima fiammeggiante che si dilegua nell’immensità della notte, in attesa di raccontare un’altra storia.

Mi concede questo ballo?

Luogo: Sagra di paese
Ora: 00:30 Circa

Non sono molto il tipo da sagra, troppa gente e troppa “truffa” (Si la maggior parte di queste sagre so in regola solo a livello teorico, solo fino al momento di ottonere i permessi poi al via con il solito comportamento da Italiani, il pagare poco i dipendenti ( e a nero ovviamente) prima di tutto), per poi aspettare che si liberi un tavolo di quelli lunghi di legno quasi da campeggio e mangiare cosi di fortuna un piatto che pago quanto a prenderlo al ristorante.
Tuttavia per via di certe amicizie oramai andare a questa sagra è diventato quasi una tradizione e oramai sono almeno 3/4 anni che la consuetudine si ripete.

Come ogni sagra di paese non c’è nulla, anche perché è proprio il paese a non avere proprio nulla tranne la chiesa che domina l’entrate del paese con alcune case ai propri lati che si perdono nemmeno tanto lontano.
Accanto alla chiesa una pista da ballo/pattinaggio, la consueta serata all’insegna del liscio e di canzonette pop rivisitate dubbiosamente in questa chiave.
Ed ecco che mentre guardo distrattamente la gente intorno a me la vedo: Capelli rossi, occhiali, viso dai lineamenti intensi e sguardo intelligente, mi sembra di averla rivista in giro nella mia Città anche se non ricordo dove.
La notte è sempre magica quando si tratta di incontri e l’atmosfera delle balere di altri tempi si fa sentire, lei sta alla balaustra con una sua amica, sembra annoiata.
Ed ecco che mi metto ad immaginare tutti i modi in cui poter tentare un approccio a una sagra di paese, guardo lei e guardo quel cielo stellato come uno stratega che cerca di decifrare le stelle che custodiscono le mosse giuste da compiere.

E mentre sono lì che penso ed osservo, eccola salutare qualcuno con la mano, un ragazzo la raggiunge dopo poco, la prende per mano e la porta a ballare.
Serata rovinata, ho passato 20 minuti a considerare quale fosse la soluzione migliore quando in verità, era la più semplice del mondo.
Certo che da buona anima ottocentesca, in caso di una presentazione del genere, non mi potrei trattenere dal dire: ” Mi concede questo ballo signorina?”

Se almeno devi fare una figura di merda, tanto vale farla con stile

Le città di mare

Le città di mare portano con se una malinconia che io, inevitabilmente, finisco per assorbire come una spugna.
Le città di mare sono spettacoli stagionali, una comitiva di saltimbanchi a tempo, la gente accorre da tutte le parti per prendere un piccolo pezzo di spensieratezza e divertimento ma nessuno si chiede cosa succede dopo a chi vive lì ed è costretto a raccattare magari le briciole e quando tutti piantano baracche e burattini per tornare nel entro terra a te non rimare altro che passare davanti a un palco vuoto  lasciando correre i ricordi.
Desolate si, malinconiche in attesa dell’aria frizzante  che pervade tutto per quei 3 o 4 mesi forse 5 a seconda del tempo ed allora si sarei un bugiardo se non dicessi che è impossibile non farsi coinvolgere da quella “vita a tempo” che nell’attimo ce ne pare priva e che sotto sotto fa rivivere qualche tuo sogno.
Ma, 3 mesi coverete anche voi son ben poca cosa da vivere e anche a caro prezzo… questioni di carattere, ognuno vive con i suoi scopi, i miei vanno sempre controcorrente per cui…
ci vediamo in montagna o in campagna 😉

Il pianista sordo

Mi chiedo perché provi una gran fatica ogni volta che ho davanti  un foglio bianco, è come se i miei polmoni si svuotassero e tremassero nel disperato tentativo di aggrappare un ciuffo d’aria con i muscoli del petto che dolgono come dopo un grosso sforzo.
Non capisco come mai non mi venga un movimento naturale, come mai tutto mi debba sembrare cosi artificiale e posticcio, mi sento intrappolato in me stesso.
Lo sento, sento l’aria densa ed elettrica carica in ogni sua molecola di emozioni e di concentrazione, la stessa concentrazione che piega ogni grinza nel mio volto: Davanti a me il nulla, dietro lo sguardo fisso e svagato del pubblico, avverto anche loro nei loro posti al buio, con l’orecchio teso per cogliere ogni mia singola nota.
Ma come posso io? muovo le mani e muovo le mie dita ma non posso sentire nulla,  e sento solo silenzio, sono come uno di loro, un terzo spettatore davanti a un incantatore di serpenti il cui suono non è in grado di far alzare nessun serpente.
è possibile che la mia sia una sinfonia silenziosa? O forse lo è solo per me? in ogni caso come posso esprimermi senza sentirmi? Come posso farmi capire?
è mio destino pensare alla poesia che il poeta sta scrivendo senza riuscire ad averla? o a farli giustizia sovrapponendo segni neri su quel foglio bianco? Ci penso, sorrido, cambio melodia o almeno credo di cambiarla.
Forse è necessario chiudere gli occhi quando abbiamo sordo l’udito, immaginare lo spazio intorno a noi continuare a suonare senza pensare al pubblico dietro, che siano passanti in impermeabile distratti o spettatori  interessanti paganti.
Ma cosa si fa quando si vuole raggiungere qualcuno sugli altri?

Alba

L’aria fresca che entra dal finestrino fa si che delle piccole ciocche di capelli, come minuscole fate, danzino lievemente intorno a lei.
È presto, i fanali illuminano la strada davanti a noi, striscia bianca dopo striscia bianca il panorama per la maggior parte resta nascosto nell’ultima disperata resistenza della notte.
Di tanto in tanto sposto un occhio su di te, mi piace guardarti mentre cerchi di nascondere, dietro quello sguardo felice e incuriosito, la stanchezza e la sonnolenza del viaggio.
Sorrido, e più andiamo avanti più le tenebre alzano delicatamente il velo, svelando le forme degi alberi e della natura.
Aldilà del tuo finestrino una luce rosata si alza sempre di più; non voglio fermare la macchina e come un pittore, mentre ha paura di essere scoperto, copre la tela dopo ogni tratto, cosi io ti ritraggo ogni volta che uno spicchio di sole sale e un riflesso sul tuo volto cambia.
Siamo arrivati, ti avevo promesso uno spettacolo meraviglioso ed eccolo qua: il sole oramai è quasi del tutto sveglio immergendoci in toni nuovi, sfumati delicato e tenue come il colore pesca che spinge delicatamente via l’ultimo blu che, stanco di resistere, si  scioglie delicatamente in un celeste particolare.
è qua tra questi ruderi che guardo il tuo viso, i tuoi occhi e ti stringo a me: Ti bacio, è un bacio nuovo come questo giorno, ti abbraccio e ti mostro il sole che ora ci illumina perfettamente andandosi a incastonare tra le colonna di pietra, ancora solide e maestose.
Siamo completamente infusi in questo momento, non è semplicemente un’alba un momento come un altro della giornata, questa è la forza invisibile della vita, è il suo cuore che incomincia a battere è la magia che ha inizio.
E in questo momento siamo nel cardine di questa magia, abbracciati a sognare nell’infinita grandezza.

Vecchie sensazioni

Ero da poco entrato nel letto quando sento la porta di casa aprirsi, mio fratello era appena tornato a casa.
Istintivamente stendo la postura e socchiudo gli occhi come a far finta di dormire, certo che questo comportamento non aveva motivazione logica, visto che mio fratello del resto oramai dorme nell’altra camera.
Ma lo faccio lo stesso forse è un capriccio bambinesco che mi assale per un momento e a cui voglio dar retta.
Pochi passi, mio fratello entra in camera, prende il portatile ed esce.
Ed ecco che per un momento ho sentito di nuovo quelle sensazioni che sentivo da piccolo, quando, forse quasi per gioco, consideravo la notte come un grande mistero nel quale eravamo vulnerabili alle nostre paure e ogni momento era buono per provare il nostro coraggio ed essere testimoni di qualcosa.
Un po’ come quelle storie che si trovavano nei piccoli brividi;
quindi mi mettevo a letto sotto le lenzuola e affrontavo quel mondo fatto ancora di incubi innocenti che si vivono quasi con tranquillità e con uno slancio simile a quello della brezza serale che, sul terrazzo, accarezzava il mio volto mentre prendevo di mira le rondini con il mio winchester giocattolo.
La stessa aria fresca, quasi misteriosa, mi accoglieva la domenica mattina dei giorni di festa.
Improvvisamente mi alzavo e le tende di camera erano cambiate (nel colore e nella pesantezza, a seconda della stagione)  e l’aria fresca sapeva di panna e tranquillità famigliare.
Arrivavano i nonni per pranzo ed ecco che spuntava quella pasta con la panna che avevo già sentito dalle prime ore del mio risveglio.
E dopo pranzo mi adagiavo sulla sedia a sentire le chiacchiere intorno a me e a osservare i cerchi di caffè lasciati sulla tovaglia dai bicchierini.

Il tempo passa, seppur inevitabile è triste non riuscire a provare più certe sensazioni, per lo meno non in maniera completa.
Si, ce ne aspettano molte altre ancora sconosciute, ma c’è sempre un po’ di rammarico nel poter pallidamente ricordare e non provare più certe “gioie” del passato.
Sono sensazioni che passano e non torneranno più, per questo è assolutamente necessario farne tesoro in modo da poterne trarre ogni lezione e ogni tanto, qualche sporadico sorriso.

Il risveglio della primavera

Ora che il sole splende a poco a poco più deciso, la brezza mi porta odori nuovi di polline e di erbe.
è odore di primavera, è la primavera che si sveglia nel rigoglioso verde del cappero lungo le mura
che mi invoglia di nuovo a camminare su quella pietra, che ti spalanca i veli della città e ti invita ad esplorare di nuovo la sua storia le sue avventure, ti invita ad andare e scoprirne i suoi angoli più remoti dove le piante ora sono pronte per essere colte lungo il letto del fiume.
la primavera grazie a cui ci ritroviamo ora a bere questo tè ai frutti rossi che sparge il suo aroma nel salotto illuminato dalla luce rinvigorita della mattina.
è la primavera che si risveglia, svegliandomi.